Tutto quello di cui si parla poco …

.. o che pochi, ma ben piazzati, non vogliono si sappia!

Dopo elezioni

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Dopo aver digerito la tornata elettorale possiamo iniziare a parlarne, ridotto il reflusso gastroesofageo che aveva subito un’impennata improvvisa, a bocce ferme si può cercare di ragionare.

Prima delle elezioni:
- Il PDL non riesce a presentare le liste in Lombardia e Lazio, per incapacità, dopo un primo momento di ammissione di colpa (24 ore non di più) arriva Silvio a ribaltare la frittata … sono stati i comunisti e i radicali che dopo il consueto banchetto di bambini sono andati a impedire la presentazione delle loro liste. Il PDL in Lombardia viene ripescato per un pelo, nel Lazio gli errori erano troppo grossolani. Perfino il decreto anticostituzionale e dittatoriale, cosiddetto interpretativo, non riesce ad obbligare chi deve fare il proprio lavoro a riaccettare la lista, anche Sgarbi non ci riesce, ma nessuno pensa a un decreto per la sua lista, chissà come mai. Comunque arriva Silvio, che con in mano la quasi totalità tra giornali e telegiornali, riesce, ovviamente senza difficoltà a far credere che i cattivissimi comunisti stanno cercando di impedire la loro presenza alle elezioni. Gli italiani, come al solito abboccano.
- Silvio viene scoperto a ordinare la chiusura di trasmissioni comuniste che gli danno fastidio, accidenti, quei comunisti di magistrati lo intercettano, incredibile, ma come si permettono? Intercettare il re? Non viene detto che le intercettazioni erano fatte ad altri e che purtroppo, quando si intercetta una telefonata, all’altro capo del filo c’è sempre qualcun altro … in questo caso Silvio. E’ sempre colpa dei giudici e dei magistrati rossi. E’ si, voi non lo capite, ma siamo in un paese profondamente comunista e tutti ce l’hanno con Silvio. Per fortuna poverino si può un po’ svagare in una delle sue 28 ville un po’ a turno, per meglio meditare sulle sciagure dei poveri operai che invece preferiscono meditare in cima ai tetti mentre difendono il loro lavoro.
Anche questa storia viene ingurgitata e digerita dalla popolazione senza fiatare. Il Presidente del Consiglio ordina di chiudere delle trasmissioni e queste vengono chiuse, ok, perfettamente normale no?
- Nel frattempo il re va avanti e indietro da un telegiornale all’altro e da una trasmissione all’altra, la par condicio esiste solo per PDL e Lega, se ne accorge anche l’AGCOM, un po’ in ritardo purtroppo. Nel frattempo arrivano le regionali e non è stato fatto nessun approfondimento sui programmi degli schieramenti politici, a parte poche eccezioni, tra cui il Movimento 5 stelle.
Addirittura sua emittenza va a Sky, qualcuno appende una citazione di Marco Fabio Quintiliano, un intellettuale nato nel 35 d.C: “Odiare i mascalzoni è cosa nobile”. I pericolosi giornalisti vengono fermati dalla Digos per qualche nuovo tipo di reato, forse “citazioni latine proibite” o “esposizione di libero pensiero”. Nessuno dice nulla, nulla più scuote le coscienze italiane e nemmeno dei dirigenti di polizia che la libertà dovrebbero difenderla anziché offenderla.
Dopo elezioni:
- Si arriva alle elezioni, grande astensione rispetto alle precedenti regionali, vota circa il 65%, due persone su 5 non votano perché non si riconoscono in alcuno schieramento, pensano che tanto non cambia nulla, tutti sono uguali.
- Il PD perde quattro regioni, però Bersani dice che è andata bene, sicuramente c’è da crederci, se lo dice lui! Il Piemonte poi viene perso a causa del Movimento 5 Stelle (sempre secondo Bersani). Beh certo, se si presentava solo il PD poteva sicuramente vincere. Quindi, quando alle olimpiadi il campione di turno perde può sicuramente incolpare gli altri atleti che hanno gareggiato contro di lui. Ma guarda un po’ che screanzati.
il PDL dice che va bene, credo sia vero, malgrado ne combinino di cotte e di crude, gli italiani, tenuti in coma dai media e dai giornali, non ne sanno nulla, la colpa è sempre dei comunisti e quindi votano Lega e PDL. Il PDL tace un attimino sul fatto che in realtà in percentuale i voti stiano diminuendo a favore della Lega e dell’astensione.
- In realtà in queste elezioni c’è una novità incredibile, un nuovo movimento si presenta in 5 regioni, in 2 prende il 2,5%, in una l’1,5% in Piemonte il 4,5 e in Emilia il 7%. E’ una cosa da prima pagina. Un tempo quando DC e PCI, oppure PSI o MSI si spostavano dell’1% se ne parlava per una settimana. Il Movimento è nuovo, nessuno ne parla, addirittura molti non sanno della sua esistenza e arriva al 7% in Emilia.
Nessuna prima pagina, solo qualche articoletto e soprattutto la colpa di aver tolto voti al PD. Tutto normale ovviamente, in Italia l’anormalità è normale e il normale è eccezionale.
- Adesso la coalizione di centro destra si sente autorizzata a fare altre riforme che strappettino dopo strappettino ci trascineranno ancora più giù verso il baratro che appare di profondità infinita. Man bassa sulla giustizia, cercheranno di impedire i processi al re e lo faranno anche a costo di eliminare le intercettazioni, una marea di delitti che riguardano tutti non verranno più perseguiti. Tutti i media sono concentrati nello sforzo di far credere che un magistrato possa ascoltarci al telefono, cosi’, per sfizio, come ascoltasse un reality show …. e gli italiani se la bevono e mandano giù, tranne poi lamentarsi (più avanti) quando scontrandosi con l’ingiustizia si accorgeranno che esistono due pesi e due misure, una per chi è il popolo e una per chi si crede al di sopra del popolo potendosi procurare ottimi avvocati.

Una domanda continuo a pormi. Ma se i comunisti sono cosi’ cattivi e sono dappertutto, come mai Silvio che è loro nemico è riuscito a diventare così ricco? Non è che lui è un infiltrato comunista? Il dubbio mi viene, anche perché i suoi modi e i suoi metodi sembrano molto comunisti: gli danno fastidio le critiche, le opinioni altrui, cerca di accentrare tutti i poteri e le aziende nelle sue mani.

Un ultima riflessione, il 27% (dato di riepilogo nazionale) del 65% (quanti hanno votato) è circa il 18%. Caro Silvio, con te ci sono meno di due persone su dieci, governi comunque, ma non si può proprio dire che tu rappresenti la maggioranza.

Saluti a tutti.

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Pierino, la sua squadra e il campionato di calcetto!

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La scuola organizza un campionato di calcetto, Pierino e i bad boys sono i campioni, ormai quando entrano nello stadio l’attenzione è tutta per loro. Per partecipare alla gara deve essere consegnata la lista dei giocatori entro le 12.00 del 30 aprile 2010. I giocatori devono essere almeno 10 e tutti devono avere tra almeno 11 anni e non più di 14 anni. Il capitano della squadra non può essere lo stesso per più di due anni di fila.
Alla partita vogliono concorrere anche molti altri, alcuni per la prima volta, Giovannino per esempio, è in gamba, ma nessuno lo conosce, deve sudare sangue per racimolare i 10 giocatori necessari.
Anche Ubaldo si vuole iscrivere, ha solo 9 giocatori, il decimo compirà 11 anni il 1 maggio, che sfiga … pero’ Ubaldo ci vuole provare lo stesso, per un solo giorno, non potrebbero chiudere un occhio?
Arriva il 30 aprile, Pierino è fiero della sua notorietà, se la prende comoda, va a trovare la sua ragazzina e fa un po’ tardi, consegna la lista alle 13.00, l’insegnante incaricato lo avvisa che purtroppo il termine è scaduto.
Giovannino per non fare tardi è partito a piedi (almeno è più difficile avere incidenti) alle sei del mattino per essere a scuola puntuale almeno 4 ore prima del termine.
Ubaldo fa altrettanto. Tutti e due consegnano la lista prima delle 12.00.
Pierino viene escluso, inizia a sbraitare e a urlare, dice che è stato tratenuto da amici di Ubaldo e Giovannino che non volevano avere i campioni tra i piedi.
Metà della scuola è in subbuglio, l’altra metà dice che è incredibile, come si può lasciare fuori il campione: anche se, in fondo, pensano che le regole sono regole e non sarebbe giusto non rispettarle solo perchè lo sbaglio l’ha fatto il presunto campione. Infatti, il campione è non è detto che vinca anche quest’anno, dato che sia Giovannino che Ubaldo sono nuovi e potrebbero essere più bravi di lui.
Comunque, c’è un grande moto rivoluzionario interno alla scuola. Alla fine il preside decide di ammettere comunque Pierino, malgrado le regole.
Ubaldo non viene ammesso dato che un suo giocatore avrà 11 anni solo il giorno dopo il 30 aprile e, si sà, le regole sono regole!
A giugno, la gara di calcetto vede vincitore Pierino .. nessuno si è accorto che questo era il terzo anno che faceva il capitano.
Strano, le regole valgono per Ubaldo e per Giovannino ma per il campione Pierino pare proprio di no.
Ubaldo è molto arrabbiato, quando vede Pierino gli sferra un grande calcio proprio dove non batte quasi mai il sole, Pierino denuncia Ubaldo al preside e il preside sospende Ubaldo.
Giovannino è altrettanto arrabbiato, scrive sul giornalino come sono avvenute le cose, ma il giornalino lo legge solo la sua squadra, la voce non riesce a diffondersi, Giovannino si ammala di fegato, incazzato nero come è.
Come avrebbe dovuto finire affinchè le cose fossero state giuste per tutti?
Partecipate al poll.

Quale sarebbe stata la fine giusta?
(polls)

Meditate gente, meditate!
Saluti a tutti.

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Pasticcio liste elettorali, se fossero stati gli altri a sbagliare?

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In questi giorni viene spontaneo pensare cosa sarebbe successo se ad essere esclusi dalla corsa fossero stati il PD o magari qualche lista nuova e fastidiosa come il Movimento 5 stelle.
Probabilmente, specie nel caso dell’ultima, tutti avrebbero detto che bisognava stare alleregole.
Leggete un po’ le dichiarazioni degli stessi che adesso gridano l’ingiustizia, quando il pasticcio capitò alla Mussolini.

Dal gruppo facebook “Io lo so …. un popolo informato è un popolo libero …”.

Dopo il pasticcio delle schede elettorali (neanche quello sanno fare ) il Sultano cerca di modificare la legge in estremis per il proprio tornaconto ( che novità) cambiare e riscrivere le regole del gioco a suo favore.
E allora qualcuno inizia a pensare , ma a parti inverse come avrebbe reagito il Pdl che oggi si appella al diritto di tutti i cittadini di votare per il proprio partito ? Ebbene cè un precedente ed è emblematico rileggere i commenti di allora, anno 2005 quando i brogli li fece la Lista della Mussolini (alternativa sociale) in guerra con la Casa delle Libertà

“Le firme sono macroscopicamente false!”, tuonava il Giovanardi, “procure e uffici preposti escludano le liste presentate in modo irregolare!”. “Le autorità competenti facciano controlli a campione sull’autenticità delle firme!”, strillava il Tajani. “E’ una truffa agli elettori!”, fremeva il Landolfi.

“E’ una partita a carte truccate”, si stracciava le vesti Storace, “qui si gioca sporco, la campagna elettorale va combattuta ad armi pari”. “Quando ci sono le elezioni bisogna rispettare le regole”.

Gasparri: “Diamo un premio ai pochi che han messo la firma vera”.
La Russa: “Possono capitare 2,3,10 firme contestabili, ma qui si parla di centinaia! Pecioni! Dicono di aver dietro falangi, poi non mettono insieme 4 firme regolari”.

Gasparri nei panni di pm: “E’ un reato associativo, un attentato alla democrazia. Cosa c’è di più antidemocratico che falsare la competizione elettorale con firme false? Il capo dello Stato non ha nulla da dire?”.

Calderoli: “Predicano bene e razzolano male, parlano di moralità e poi ricorrono a mezzucci”.

Formigoni (ma sì, lui): “Le regole vanno sempre rispettate. E’ giusto che ci sia un controllo rigoroso degli eventuali abusi e che siano puniti coloro che ne hanno commessi. Gli organi preposti verifichino se le firme sono corrette o false”.

Ri-Gasparri: “Non è una vicenda politica, ma giudiziaria. La democrazia è in pericolo, ci sono profili penali. Vanno cancellate le liste con firme false e vanno perseguiti quelli che le han facilitate. Il capo dell’associazione si chiama Prodi”.

Maroni: “Voglio sanzioni ancor più gravi della semplice esclusione delle liste: chi raccoglie firme false fa una truffa elettorale”.

Alemanno: “Decidano i giudici. Moltiplichiamo i controlli: sono regole fondamentali per la democrazia”.

Capezzone stava per chiamare i Caschi blu: “S’impongono controlli a tappeto anche con l’ausilio di osservatori internazionali (chiedendo un intervento immediato dell’Ocse), su tutte le liste presentate in tutt’Italia”.

Matteoli: “Falsari”.

Bondi: “Comportamento disgustoso e immorale della sinistra che non condanna chi viola le leggi”.

La Russa: “Bastava che la Mussolini raccogliesse qualche migliaio di firme in più”.

Castelli: “Le firme van raccolte onestamente secondo la legge”.

Poi si scoprì che le firme false le aveva infilate qualcuno dello staff Storace con accessi abusivi all’anagrafe della regione. E il Consiglio di Stato riammise As. Apriti cielo: botte da orbi alle toghe rosso-nere.

Landolfi: “Sconcertante”.
Bartolini: “I giudici stabiliscono il principio di illegalità, gli elettori puniranno i truffatori”.
Cicchitto: “Forzatura gravissima”.
La Russa: “Abnorme”.
Gasparri: “Pagare gli stipendi ai consiglieri di Stato solo il 31 febbraio”. Giovanardi: “Pagina vergognosa della storia italiana”.
Berlusconi: “Sentenza paradossale: riammette una lista con firme false. Per salvaguardare la correttezza democratica del voto, il Consiglio di Stato avrebbe dovuto occuparsi del fatto principale, cioè delle firme false, e non di un cavillo”.

tratto da “il fatto Quotidiano” unico quotidiano che non riceve finanziamenti pubblici

Saluti a tutti.

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Il nucleare: prima delle elezioni no, ma dopo si … ovviamente

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La “sindrome dell’ipocrita nucleare” – Sì al nucleare ma non nella mia Regione – ha contagiato diversi candidati alle prossime elezioni regionali. Ma abbiamo trovato la cura: un ritocco ai loro manifesti elettorali. E così abbiamo piazzato lungo le strade di Roma alcuni manifesti della Polverini, in tutto simili agli originali, ma con la scritta: “Sicuramente il nucleare. A Montalto di Castro e Latina (ma dopo le elezioni!)”.

Nei giorni scorsi, infatti, la candidata per la carica di governatore del Lazio ha espresso il suo appoggio ai piani nucleari del governo, ma ha dichiarato allo stesso tempo che il Lazio “non ha bisogno” di centrali nucleari.

Troppo comodo dire Sì al nucleare e poi dichiarare che la propria regione ne può fare a meno. Lo hanno fatto anche Zaia (Veneto) e Formigoni (Lombardia). Nel Lazio la situazione è ancora più grave perché i tecnici dell'EDF hanno già fatto sopralluoghi a Montalto di Castro, che appare un sito certo del ritorno italiano al nucleare.

I cittadini hanno bisogno di risposte chiare sul nucleare e non meritano di essere presi in giro, né ora né dopo le elezioni.

Saluti a tutti.

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Sveglia Italia, ci tolgono la scuola pezzo dopo pezzo!

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Da www.scuolaoggi.org del 15.2.2010

Scuole statali in crisi. Soldi alle scuole private. E le chiamano “paritarie”….

di Gianni Gandola

Il programma di Riccardo Iacona “Scuola fallita” (Presadiretta del 14 febbraio) ha messo bene in evidenza lo stato di sofferenza in cui versa la scuola pubblica (statale) italiana, riprendendo con grande obiettività e realismo temi che erano già stati affrontati qualche tempo fa da un servizio analogo di Milena Gabanelli. Sono stati toccati – in maniera chiara, semplice ed essenziale – alcuni punti critici del funzionamento delle scuole statali di ogni ordine e grado, oggi in evidente difficoltà.

Scuole pubbliche sull’orlo di una crisi di nervi

Docenti precari, anche di non tenera età e dopo anni e anni di servizio saltuario, in cerca di un posto fisso che non arriva. Supplenti annuali che si spostano in continuazione da una scuola all’altra, da un capo all’altro del paese, senza alcuna continuità didattica per gli alunni.
Dirigenti scolastici che non possono chiamare i supplenti per mancanza di fondi. Classi senza insegnante che vengono quotidianamente divise e gruppi di alunni parcheggiati in altre classi, con evidente disagio per tutti e disturbo per la didattica.
Riduzione degli insegnanti in organico, tagli alle cattedre e diminuzione delle ore di attività didattica. Impossibilità di svolgere attività per gruppi di alunni grazie al taglio delle compresenze nella primaria. Meno insegnanti e meno ore di sostegno per gli alunni disabili.
Stato penoso degli edifici scolastici, sovente non a norma, fatiscenti e pericolosi. Incrostazioni, perdite d’acqua e aule al freddo. Mancanza di arredi, a cominciare dalle sedie. Mancanza di spazi, aule ristrette e sovraffollate.
Mancanza di fondi per l’acquisto di materiale didattico (finanziamento didattico e amministrativo ridotto negli ultimi tempi a zero). Genitori che debbono sopperire con il “contributo volontario”, in una scuola – quella pubblica e dell’obbligo – che dovrebbe essere gratuita.
Una situazione, nel complesso, disastrosa ed estremamente preoccupante. Un quadro della realtà di tutti i giorni che gli operatori scolastici conoscono sin troppo bene ma che al grande pubblico non è noto. O almeno non lo è con questa nettezza.

Un altro mondo: le “paritarie”

Ma il servizio di Iacona ha avuto anche il merito di aver fatto il confronto con le cosiddette scuole “paritarie” facendo emergere le profonde “disparità” delle rispettive situazioni, nel funzionamento ordinario e nel trattamento.
Qui – soprattutto nelle scuole presentate (quasi tutte appartenenti alla fascia alta, es. l’istituto Leone XIII e la scuola inglese di Milano) – sembra di essere in un altro mondo. Aule e locali a regola d’arte, laboratori super attrezzati, ampi spazi (palestre, piscina, atelier). Offerta formativa ricca e differenziata (doppia lingua, varie attività creativo-espressive, aule di informatica, lavagne luminose, ecc.). Docenti reclutati in base ad una valutazione discrezionale e/o selezione direttamente da parte del dirigente o del gestore, quindi “scelti” (sia quelli fissi che i supplenti) senza impacci burocratici di graduatorie, punteggi, ecc. Attività per gruppi di alunni e classi non affollate. Nessun elemento problematico o di “disturbo” (alunni con handicap o stranieri, per intenderci). Utenza selezionata (naturalmente in base al reddito). Insomma non stiamo a dilungarci oltre: un altro pianeta.
E le scuole paritarie dispongono di bilanci in attivo, godono di consistenti finanziamenti. Oltre alle entrate provenienti dalle rette (piuttosto elevate, si va dai 7 mila ai 12-15 mila euro l’anno) le paritarie fruiscono di finanziamenti da parte dello Stato. Non solo, ma in Lombardia i genitori che iscrivono i figli alle paritarie hanno un contributo economico da parte della Regione, un rimborso, la “dote scuola”. Una sorta di ulteriore “finanziamento indiretto” per le private, targato Formigoni.

Ma cosa sono le paritarie?

Com’è noto la questione della “parità” scolastica fra scuole statali e non statali (private) e soprattutto quella dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie (private) costituiscono senza dubbio un tema delicato quanto controverso, sul quale vi sono pareri diversi e divisioni trasversali (soprattutto all’interno del centro sinistra in senso lato).
Tutto ha origine dal famoso art.33 della Costituzione che prevede che spetta alla Repubblica istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi e che enti e privati hanno il diritto di istituire anch’essi scuole e istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”.
Cosa implicasse questa precisa dicitura era ben chiaro ai padri costituenti e lo è stato per quarant’anni nella storia della Repubblica per gli stessi governi a guida democristiana. Come ricorda Curzio Maltese nel suo libro “La questua” (Feltrinelli ed.) “sempre, da De Gasperi in poi la DC aveva rifiutato di finanziare con soldi pubblici le scuole e la sanità private, che in Italia significa al novanta per cento: cattoliche.” Forse non ci si è soffermati a riflettere abbastanza su questo fatto, che la dice lunga su come venisse interpretata la frase “senza oneri per lo Stato” perfino da un partito confessionale come la DC.
Per non dire delle forze politiche presenti in Parlamento. Nel 1964 un governo presieduto da Aldo Moro venne battuto alla Camera e messo in crisi proprio per aver proposto un modesto finanziamento alle scuole materne private.

Ironia della sorte vuole che sarà un governo di centro-sinistra a guida postcomunista (governo D’Alema, ministro dell’istruzione Berlinguer) ad aprire le porte, di fatto, con la legge sulla parità scolastica (legge 62/2000), ai finanziamenti alle scuole private. In realtà la legge 62 riconosceva alle scuole private paritarie di svolgere un servizio pubblico, ma non prevedeva finanziamenti in quanto tali, in quanto rifinanziava i contributi (sussidi) per le scuole elementari parificate e materne non statali previste dalle leggi del 1925 e 1962.
Il ragionamento di fondo, comunque, che sta alla base del riconoscimento della “parità scolastica” è che anche le scuole non statali (private o degli enti locali), in quanto svolgono un servizio pubblico e accettano di adempiere a determinati requisiti (strutture idonee, programmi nazionali, ordinamenti dell’istruzione, bilanci pubblici…) fanno parte del “sistema nazionale dell’istruzione”. Salvo poi la totale mancanza di verifiche sul funzionamento effettivo di questi istituti e sul rispetto delle regole e delle condizioni previste. Per non parlare della difformità di trattamento con le scuole statali sul reclutamento dei docenti o sulla “selezione” degli alunni, a partire dalla presenza di portatori di handicap o stranieri, o ancora sul numero minimo di alunni per classe.
Illuminanti a questo proposito, due flash nel servizio di Iacona. Da un lato la madre che si vede respingere l’iscrizione al proprio figlio perché disabile (“la scuola non è in grado di seguirlo col sostegno, si rivolga alla scuola pubblica…”). Dall’altro la pressoché assoluta mancanza di alunni stranieri (una dirigente del Leone XIII che dice “non è solo una questione economica, ma gli “extracomunitari” qui sarebbero anche a disagio… Sa, c’è un’utenza medio borghese, con un certo stile di vita…”).

… e perché finanziamenti pubblici alle scuole private?

Ma andiamo avanti. Naturalmente la Moratti, ministro dell’Istruzione durante il successivo quinquennio di Berlusconi, utilizzò ampiamente la legge Berlinguer per finanziare le scuole private (scuole dell’infanzia e primarie).
La legge finanziaria del 2006 (comma 635, Finanziamenti scuole non statali) e la legge n.27/2006 (ministro Fioroni) estendono il diritto al finanziamento a tutti gli ordini di scuola, dall’infanzia alle superiori. Queste hanno diritto all’assegnazione di contributi (finanziamenti) da parte dello Stato per la funzione pubblica che svolgono, a condizione che autocertifichino (sic) di non avere “fini di lucro”.
Aperto un simile varco per i finanziamenti pubblici alle scuole non statali (chiamiamole con il loro nome: private), non stupisce che sia oggi la Gelmini ad affermare (vedi intervista al Corriere della Sera del 18.6.2009) che sta pensando ad un “sostegno economico” o bonus per chi studia alle private. “Costituzione alla mano – dice la Gelmini- voglio che tutti abbiano il diritto di scegliere se andare alla scuola pubblica o alla scuola paritaria. Quindi, siccome le scuole paritarie costano, sto pensando ad una riforma che dia la possibilità di accedere ad un bonus a chi vuole frequentarle. Un po’ come succede già in Lombardia”. La Gelmini dimentica che non è in discussione la “libertà di scelta” delle famiglie, diritto costituzionale, ma semmai la spinosa questione del “senza oneri per lo Stato”. E qui, ancora una volta, di oneri per le finanze dello Stato ce ne sono, anche se aggirati dall’ipocrita soluzione del contributo dato alle famiglie e non direttamente alle scuole. Perché, gira e rigira, lì si torna. Al punto di partenza.

Il divario tecnologico (di risorse e di trattamento) esistente

Ma al di là del dibattito “politico-ideologico” sul significato del dettato costituzionale in materia (il “senza oneri per lo Stato”) pure non irrilevante e che qualche riflessione autocritica all’interno della sinistra dovrebbe riaprire, quello che è francamente scandaloso è quanto sta avvenendo proprio sotto il governo della scuola Gelmini-Tremonti (e magari da un po’ di anni a questa parte).
Occorrerebbe fare un’analisi comparata sui finanziamenti erogati dallo Stato alle scuole statali e a quelle non statali. Probabilmente risulterebbe un dato costante: progressiva diminuzione da una parte e crescita dall’altra.

Interessante a questo proposito il dossier “Rapporto sul buono scuola 2009 nella Regione Lombardia” presentato da Luciano Muhlbauer, gruppo consiliare regionale di Rifondazione comunista.
Nel Pd naturalmente il tema è tabù. Ci si guarda bene dal parlarne, essendo una questione troppo spinosa e controversa. D’altra parte non è stato Berlinguer (ed il suo brain trust) ad aver aperto la strada e Fioroni ad averla imboccata aumentando i finanziamenti (ed estendendoli anche alle superiori) alle “paritarie”….? Guai, dunque, a rimetterle in discussione.
Ed è proprio questo che è paradossale! Lo Stato riduce investimenti e risorse nella scuola pubblica-statale a fronte di un aumento di finanziamenti alle scuole “private” che svolgerebbero un “servizio pubblico” (sic).
D’altra parte è significativo quello che è avvenuto in fase di finanziaria 2009, ove in un primo tempo erano previsti da Tremonti tagli anche per le scuole paritarie. Tagli immediatamente ritirati al primo stormir di fronde, dopo le proteste e le minacce di mobilitazione (proprio così!) da parte dei vescovi. Ragion per cui alle scuole private sono stati assegnati 120 milioni di euro.

Ed ora, a fronte di una scuola pubblica (statale) praticamente in ginocchio quanto a tagli di organici, riduzione di finanziamenti (funzionamento ordinario, ecc.), qualcuno – la Gelmini, ma non solo lei – ha l’ardire di riproporre un ulteriore sostegno economico alle scuole private.
Lungo questa strada il divario tecnologico (e di trattamento) tra scuole private e scuole statali è destinato ad aumentare e, francamente, tutto questo – oltre che ingiusto e ai limiti della incostituzionalità – ci sembra davvero scandaloso.

Gianni Gandola

Saluti a tutti.

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