Tutto quello di cui si parla poco …

.. o che pochi, ma ben piazzati, non vogliono si sappia!

Cosa serve per svegliarci dal coma?

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La scuola va a pezzi, non ci sono i soldi per i materiali didattici, ma nemmeno per la carta igienica e il sapone. Ci sono scuole che crollano, senza riscaldamento, fatiscenti. Con la scusa dei tagli ci tolgono servizi, svendono pezzi di territorio e di stato e poi …. 60 miliardi di euro di soldi pubblici (i nostri soldi) se ne vanno in corruzione.
Buttano i soldi in prostitute e favori e ci dicono che dobbiamo tagliare sulla scuola, pero’ danno i soldi alle private che comunque se la passano notevolmente meglio di quelle pubbliche. Costruiscono cose inutili e non riparano strade e ferrovie.

E’ UNA VERGOGNA, italiani sveglia … sveglia. Questo succede perché non avete il coraggio di scaricare questi politici corrotti, tutti, di destra e di sinistra. Serve una boccata di aria pulita, serve il nuovo, dovete votare il nuovo.
Il nuovo, dovo tanti anni di governi può diventare come il vecchio, ma la cosa importante sarà cosa verrà fatto nei primi anni.
Il nuovo adesso sono le liste civiche 5 stelle, nei programmi si, per esempio, prevedono limiti al tempo di permanenza nella stessa posizione politica. Questo è il segreto, nessuno può stare al potere per troppo tempo, altrimenti qualcuno riuscirà prima o poi a corromperlo, ricattarlo, cambiarlo.
Io voglio l’Italia onesta,
voglio l’Italia civile,
una Italia che si preoccupi per la salute nostra e dei nostri figli,
che voglia valorizzare le straordinarie risorse naturali e non che abbiamo ereditato. Voglio una Italia che produca energia nel modo più pulito possibile,
voglio una Italia che faccia pagare le tasse a tutti.
Una Italia per la quale tutti sono uguali di fronte alla legge.
Una Italia che si sappia difendere dai corrotti, dai mafiosi, dai lecca culo.
Una Italia dove si possa parlare di tutto e dove l’informazione sia pluralista,
dove nessuno possa possedere TV, banche, giornali, supermercati e sedere pure al parlamento o peggio essere Presidente del Consiglio o ministro.
Non voglio che chi costruisce ponti possa decidere di costruire ponti,
non voglio che ci fa pagare le tasse le evada mettendo soldi in paradisi fiscali per poi farli ritornare pagando una piccola tassa del 5%. L’aliquota più bassa per chi paga le tasse è il 23% … porco …. mi viene da bestemmiare, spaccare tutto, invadere Roma, che rabbia, che rabbia!!!!.
Se non sapessi che l’unica strada per combattere le cose è quella non violenta! CHE RABBIA. Sappiate corrotti di ogni genere e malfattori che ci stiamo rompendo i coglioni, ma … VERAMENTE!

IO VOGLIO UN’ALTRA ITALIA.

Io voterò la lista 5 stelle alle regionali.
C’è un programma chiaro e ci sono persone nuove.
E se anche 5 stelle non andrà bene voterò il prossimo.
E se tutti facessimo così chi si candida saprebbe di dover mantenere le promesse.

Qui c’è il link, leggete i programmi elettorali e rendetevi conto delle differenze tra il nuovo e il PDL e PD meno L, anche se la vera differenza è nelle persone.
Nel Movimento 5 stelle c’è gente che non ha mai fatto politica e ha raggiunto il limite di sopportabilità di tutto quello che succede in questo paese, ed è proprio per questo che alla fine si è decisa a impegnarsi politicamente.

Qui tutte le informazioni sul Movimento 5 stelle
Programma Movimento 5 stelle

I programmi regionali:
Sito Movimento 5 stelle Emilia-Romagna
Lombardia a 5 stelle
Piemonte a 5 stelle
Campania a 5 stelle
Veneto a 5 stelle
Lazio a 5 stelle
Umbria a 5 stelle

Leggete, cercate di capire, dedicate mezz’ora al vostro futuro!!!

Saluti a tutti.

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Sveglia Italia, ci tolgono la scuola pezzo dopo pezzo!

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Da www.scuolaoggi.org del 15.2.2010

Scuole statali in crisi. Soldi alle scuole private. E le chiamano “paritarie”….

di Gianni Gandola

Il programma di Riccardo Iacona “Scuola fallita” (Presadiretta del 14 febbraio) ha messo bene in evidenza lo stato di sofferenza in cui versa la scuola pubblica (statale) italiana, riprendendo con grande obiettività e realismo temi che erano già stati affrontati qualche tempo fa da un servizio analogo di Milena Gabanelli. Sono stati toccati – in maniera chiara, semplice ed essenziale – alcuni punti critici del funzionamento delle scuole statali di ogni ordine e grado, oggi in evidente difficoltà.

Scuole pubbliche sull’orlo di una crisi di nervi

Docenti precari, anche di non tenera età e dopo anni e anni di servizio saltuario, in cerca di un posto fisso che non arriva. Supplenti annuali che si spostano in continuazione da una scuola all’altra, da un capo all’altro del paese, senza alcuna continuità didattica per gli alunni.
Dirigenti scolastici che non possono chiamare i supplenti per mancanza di fondi. Classi senza insegnante che vengono quotidianamente divise e gruppi di alunni parcheggiati in altre classi, con evidente disagio per tutti e disturbo per la didattica.
Riduzione degli insegnanti in organico, tagli alle cattedre e diminuzione delle ore di attività didattica. Impossibilità di svolgere attività per gruppi di alunni grazie al taglio delle compresenze nella primaria. Meno insegnanti e meno ore di sostegno per gli alunni disabili.
Stato penoso degli edifici scolastici, sovente non a norma, fatiscenti e pericolosi. Incrostazioni, perdite d’acqua e aule al freddo. Mancanza di arredi, a cominciare dalle sedie. Mancanza di spazi, aule ristrette e sovraffollate.
Mancanza di fondi per l’acquisto di materiale didattico (finanziamento didattico e amministrativo ridotto negli ultimi tempi a zero). Genitori che debbono sopperire con il “contributo volontario”, in una scuola – quella pubblica e dell’obbligo – che dovrebbe essere gratuita.
Una situazione, nel complesso, disastrosa ed estremamente preoccupante. Un quadro della realtà di tutti i giorni che gli operatori scolastici conoscono sin troppo bene ma che al grande pubblico non è noto. O almeno non lo è con questa nettezza.

Un altro mondo: le “paritarie”

Ma il servizio di Iacona ha avuto anche il merito di aver fatto il confronto con le cosiddette scuole “paritarie” facendo emergere le profonde “disparità” delle rispettive situazioni, nel funzionamento ordinario e nel trattamento.
Qui – soprattutto nelle scuole presentate (quasi tutte appartenenti alla fascia alta, es. l’istituto Leone XIII e la scuola inglese di Milano) – sembra di essere in un altro mondo. Aule e locali a regola d’arte, laboratori super attrezzati, ampi spazi (palestre, piscina, atelier). Offerta formativa ricca e differenziata (doppia lingua, varie attività creativo-espressive, aule di informatica, lavagne luminose, ecc.). Docenti reclutati in base ad una valutazione discrezionale e/o selezione direttamente da parte del dirigente o del gestore, quindi “scelti” (sia quelli fissi che i supplenti) senza impacci burocratici di graduatorie, punteggi, ecc. Attività per gruppi di alunni e classi non affollate. Nessun elemento problematico o di “disturbo” (alunni con handicap o stranieri, per intenderci). Utenza selezionata (naturalmente in base al reddito). Insomma non stiamo a dilungarci oltre: un altro pianeta.
E le scuole paritarie dispongono di bilanci in attivo, godono di consistenti finanziamenti. Oltre alle entrate provenienti dalle rette (piuttosto elevate, si va dai 7 mila ai 12-15 mila euro l’anno) le paritarie fruiscono di finanziamenti da parte dello Stato. Non solo, ma in Lombardia i genitori che iscrivono i figli alle paritarie hanno un contributo economico da parte della Regione, un rimborso, la “dote scuola”. Una sorta di ulteriore “finanziamento indiretto” per le private, targato Formigoni.

Ma cosa sono le paritarie?

Com’è noto la questione della “parità” scolastica fra scuole statali e non statali (private) e soprattutto quella dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie (private) costituiscono senza dubbio un tema delicato quanto controverso, sul quale vi sono pareri diversi e divisioni trasversali (soprattutto all’interno del centro sinistra in senso lato).
Tutto ha origine dal famoso art.33 della Costituzione che prevede che spetta alla Repubblica istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi e che enti e privati hanno il diritto di istituire anch’essi scuole e istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”.
Cosa implicasse questa precisa dicitura era ben chiaro ai padri costituenti e lo è stato per quarant’anni nella storia della Repubblica per gli stessi governi a guida democristiana. Come ricorda Curzio Maltese nel suo libro “La questua” (Feltrinelli ed.) “sempre, da De Gasperi in poi la DC aveva rifiutato di finanziare con soldi pubblici le scuole e la sanità private, che in Italia significa al novanta per cento: cattoliche.” Forse non ci si è soffermati a riflettere abbastanza su questo fatto, che la dice lunga su come venisse interpretata la frase “senza oneri per lo Stato” perfino da un partito confessionale come la DC.
Per non dire delle forze politiche presenti in Parlamento. Nel 1964 un governo presieduto da Aldo Moro venne battuto alla Camera e messo in crisi proprio per aver proposto un modesto finanziamento alle scuole materne private.

Ironia della sorte vuole che sarà un governo di centro-sinistra a guida postcomunista (governo D’Alema, ministro dell’istruzione Berlinguer) ad aprire le porte, di fatto, con la legge sulla parità scolastica (legge 62/2000), ai finanziamenti alle scuole private. In realtà la legge 62 riconosceva alle scuole private paritarie di svolgere un servizio pubblico, ma non prevedeva finanziamenti in quanto tali, in quanto rifinanziava i contributi (sussidi) per le scuole elementari parificate e materne non statali previste dalle leggi del 1925 e 1962.
Il ragionamento di fondo, comunque, che sta alla base del riconoscimento della “parità scolastica” è che anche le scuole non statali (private o degli enti locali), in quanto svolgono un servizio pubblico e accettano di adempiere a determinati requisiti (strutture idonee, programmi nazionali, ordinamenti dell’istruzione, bilanci pubblici…) fanno parte del “sistema nazionale dell’istruzione”. Salvo poi la totale mancanza di verifiche sul funzionamento effettivo di questi istituti e sul rispetto delle regole e delle condizioni previste. Per non parlare della difformità di trattamento con le scuole statali sul reclutamento dei docenti o sulla “selezione” degli alunni, a partire dalla presenza di portatori di handicap o stranieri, o ancora sul numero minimo di alunni per classe.
Illuminanti a questo proposito, due flash nel servizio di Iacona. Da un lato la madre che si vede respingere l’iscrizione al proprio figlio perché disabile (“la scuola non è in grado di seguirlo col sostegno, si rivolga alla scuola pubblica…”). Dall’altro la pressoché assoluta mancanza di alunni stranieri (una dirigente del Leone XIII che dice “non è solo una questione economica, ma gli “extracomunitari” qui sarebbero anche a disagio… Sa, c’è un’utenza medio borghese, con un certo stile di vita…”).

… e perché finanziamenti pubblici alle scuole private?

Ma andiamo avanti. Naturalmente la Moratti, ministro dell’Istruzione durante il successivo quinquennio di Berlusconi, utilizzò ampiamente la legge Berlinguer per finanziare le scuole private (scuole dell’infanzia e primarie).
La legge finanziaria del 2006 (comma 635, Finanziamenti scuole non statali) e la legge n.27/2006 (ministro Fioroni) estendono il diritto al finanziamento a tutti gli ordini di scuola, dall’infanzia alle superiori. Queste hanno diritto all’assegnazione di contributi (finanziamenti) da parte dello Stato per la funzione pubblica che svolgono, a condizione che autocertifichino (sic) di non avere “fini di lucro”.
Aperto un simile varco per i finanziamenti pubblici alle scuole non statali (chiamiamole con il loro nome: private), non stupisce che sia oggi la Gelmini ad affermare (vedi intervista al Corriere della Sera del 18.6.2009) che sta pensando ad un “sostegno economico” o bonus per chi studia alle private. “Costituzione alla mano – dice la Gelmini- voglio che tutti abbiano il diritto di scegliere se andare alla scuola pubblica o alla scuola paritaria. Quindi, siccome le scuole paritarie costano, sto pensando ad una riforma che dia la possibilità di accedere ad un bonus a chi vuole frequentarle. Un po’ come succede già in Lombardia”. La Gelmini dimentica che non è in discussione la “libertà di scelta” delle famiglie, diritto costituzionale, ma semmai la spinosa questione del “senza oneri per lo Stato”. E qui, ancora una volta, di oneri per le finanze dello Stato ce ne sono, anche se aggirati dall’ipocrita soluzione del contributo dato alle famiglie e non direttamente alle scuole. Perché, gira e rigira, lì si torna. Al punto di partenza.

Il divario tecnologico (di risorse e di trattamento) esistente

Ma al di là del dibattito “politico-ideologico” sul significato del dettato costituzionale in materia (il “senza oneri per lo Stato”) pure non irrilevante e che qualche riflessione autocritica all’interno della sinistra dovrebbe riaprire, quello che è francamente scandaloso è quanto sta avvenendo proprio sotto il governo della scuola Gelmini-Tremonti (e magari da un po’ di anni a questa parte).
Occorrerebbe fare un’analisi comparata sui finanziamenti erogati dallo Stato alle scuole statali e a quelle non statali. Probabilmente risulterebbe un dato costante: progressiva diminuzione da una parte e crescita dall’altra.

Interessante a questo proposito il dossier “Rapporto sul buono scuola 2009 nella Regione Lombardia” presentato da Luciano Muhlbauer, gruppo consiliare regionale di Rifondazione comunista.
Nel Pd naturalmente il tema è tabù. Ci si guarda bene dal parlarne, essendo una questione troppo spinosa e controversa. D’altra parte non è stato Berlinguer (ed il suo brain trust) ad aver aperto la strada e Fioroni ad averla imboccata aumentando i finanziamenti (ed estendendoli anche alle superiori) alle “paritarie”….? Guai, dunque, a rimetterle in discussione.
Ed è proprio questo che è paradossale! Lo Stato riduce investimenti e risorse nella scuola pubblica-statale a fronte di un aumento di finanziamenti alle scuole “private” che svolgerebbero un “servizio pubblico” (sic).
D’altra parte è significativo quello che è avvenuto in fase di finanziaria 2009, ove in un primo tempo erano previsti da Tremonti tagli anche per le scuole paritarie. Tagli immediatamente ritirati al primo stormir di fronde, dopo le proteste e le minacce di mobilitazione (proprio così!) da parte dei vescovi. Ragion per cui alle scuole private sono stati assegnati 120 milioni di euro.

Ed ora, a fronte di una scuola pubblica (statale) praticamente in ginocchio quanto a tagli di organici, riduzione di finanziamenti (funzionamento ordinario, ecc.), qualcuno – la Gelmini, ma non solo lei – ha l’ardire di riproporre un ulteriore sostegno economico alle scuole private.
Lungo questa strada il divario tecnologico (e di trattamento) tra scuole private e scuole statali è destinato ad aumentare e, francamente, tutto questo – oltre che ingiusto e ai limiti della incostituzionalità – ci sembra davvero scandaloso.

Gianni Gandola

Saluti a tutti.

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Investire in titoli di studio rende il 9%, meglio di Bot e azioni

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Roma , 08/11/2009
Studiare conviene più dei Bot (da ilmessaggero.it)

Bankitalia: «Investire in titoli di studio rende il 9%, meglio di Bot e azioni»

ROMA (7 novembre) – I titoli migliori su cui investire per ottenere rendimenti soddisfacenti non sono azioni e obbligazioni: sono titoli di studio. Diplomi, lauree e master rendono di più, almeno secondo quanto emerge da uno studio realizzato dagli economisti Federico Cingano e Piero Cipollone per Bankitalia. Senza contare che il rendimento è estremamente buono anche se si prendono in considerazione i ritorni per lo Stato e, in particolare, per il fisco.

Dati che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, commenta così: «Il modo migliore per rispondere alla crisi è prendere atto che siamo nella società della conoscenza, e dunque occorre attrezzarsi, perché sicuramente l’istruzione è l’investimento che a medio termine dà i maggiori risultati».

I rendimenti medi. «L’istruzione è un investimento molto redditizio dal punto di vista individuale» si legge nel paper di Bankitalia. Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti dell’8,9%, e varia tra l’8,4% e il 9,1% nelle diverse macro-regioni: studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud (9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo studio di Bankitalia, la media annuale del rendimento reale lordo di un investimento azionario era del 5,2%, la media del rendimento dei titoli non azionari (dai Bot ai bond societari) dell’1,9% e quello del portafoglio di un investitore “tipo” del 3,6%.

Le chance per il lavoro. Secondo gli esperti di Palazzo Koch, investire in educazione (il capitale iniziale è dato dalle tasse, dai libri di testo, dai mancati guadagni, ecc) frutta il 9,7% per quanto riguarda gli studi superiori (diplomi), con picchi del 10,2% nel Mezzogiorno, e il 10,3% per gli studi universitari (12,3% al Sud, contro l’8,3% al Nord Ovest). Un rendimento calcolato non solo sulla base delle differenze di stipendio tra chi ha studiato di più e chi ha studiato di meno. Ma anche sulle maggiori possibilità di trovare lavoro. Senza tener conto di altri vantaggi per i più istruiti, che emergono spulciando le pagine della ricerca.

Vantaggi collaterali. Alcuni di questi vantaggi, citati dagli esperti di Bankitalia, sono piuttosto curiosi: un anno in più di studio riduce la possibilità di essere in cattiva salute di un valore pari al 4% in meno rispetto alla media. Chi ha il diploma, inoltre, si è garantito studiando lo 0,2% di possibilità in meno di morire nell’arco temporale di 10 anni.

Il guadagno sociale. Le cifre sono altrettanto buone, e forse ancora più interessanti, se si prende in considerazione il ritorno sociale dell’investimento, ovvero quanto rende uno stanziamento di soldi pubblici nel capitolo “istruzione”. Secondo i calcoli di Bankitalia il ritorno sociale degli investimenti in capitale umano è del 7% circa. Anche in questo caso, il rendimento è più alto al Sud (circa 8%), dove è forse addirittura «superiore a quello derivante dall’investimento in infrastrutture», sottolineano gli esperti di Bankitalia. Insomma, spendere in personale formato e istruito rende di più che mettere soldi nella realizzazione di ponti e strade.

Il tornaconto dello Stato. Se si considerano infine i “rendimenti fiscali” dell’istruzione, ovvero il rendimento per lo Stato ottenuto confrontando l’ammontare di spesa pubblica necessaria a incrementare il livello di istruzione con i benefici che vengono dal maggior gettito fiscale e dai minori costi per l’assistenza sociale ai disoccupati, allora la convenienza di ogni euro investito in cultura balza ancor di più agli occhi: il rendimento è tra il 3,9 e il 4,8% in caso di co-finanziamento, e solo lievemente inferiore nel caso in cui «la spesa gravasse interamente sul bilancio pubblico». Meglio di un’investimento azzeccato in Borsa, dunque.

Bankitalia: nel lungo periodo conviene una maggior spesa pubblica nell’istruzione. Alla luce di questi dati il ministro Gelmini chiederà più risorse a Tremonti per la scuola? «Le riforme prima delle risorse» risponde la titolare del dicastero dell’Istruzione. Anche se Bankitalia garantisce: «La maggior spesa pubblica in istruzione, nel lungo periodo, sarebbe più che compensata, specialmente al Sud».

Il contenuto di questo articolo mi sembra scontato. E’ evidente che chi è al comando ha altri interessi, diversi da quelli del popolo italiano. Una persona poco informata e poco istruita si fa meno domande, è meno cosciente dei propri diritti, più facile da governare e da spennare a piacere. Questo è il futuro che vogliono per noi. Ci vogliono far diventare le badanti dei cinesi.

Saluti a tutti.

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Nicola Gratteri a “Che tempo che fa”

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Intervista illuminante: ecco come si combattono, ma per davvero, le mafie. Nicola Gratteri a “che tempo che fa” del 25/10/2009

Fabio Fazio: “lei pensa che ci sia una vera volontà di sconfiggere o comunque di dare un duro colpo alle mafie nel nostro paese?

Nicola Gratteri:”…io sono in magistratura da quasi venticinque anni e mi sono fatto quest’idea: chiunque è al potere, sia esso di destra o di sinistra, non vuole un sistema giudiziario forte e una scuola che funzioni. Perché un sistema giudiziario forte vuol dire poter poi controllare il manovratore, una scuola efficiente vuol dire avere della gente colta, dei ragazzi colti, gente dotta e quindi gente pensante che non può accettare o assuefarsi a certi modi di vivere o a certe situazioni o condizioni”.

I tentativi di scardinare il sistema giudiziario sono sotto gli occhi di tutti, almeno quelli che vogliono e riescono a vederlo. Lo smantellamento della scuola pubblica a favore di una privata, e quindi con programmi e metodi maggiormente controllabili da parte di chi ha potere economico sono altrettanto evidenti.
Abbiamo un signore settantenne che è ormai decine di anni che cerca di difendersi dal sistema giudiziario. Questo signore è il personaggio più potente in Italia, ha potere esecutivo, economico e gestisce/influenza la gran parte dei media. Questo signore dice di essere vittima dei giudici e il popolo (almeno in una percentuale comunque consistente) gli crede.
Ragioniamoci sopra, quale giudice, se non animato solo dal senso di responsabilità e del dovere, dovrebbe provare ad attaccare un personaggio così potente ? Quale pazzo suicida sarebbe se non ci fossero seri indizi di colpevolezza? Pensate se foste voi al loro posto, a volte immaginarsi nei panni di altri può aiutare a capire.
Gente, svegliamoci, impariamo a ragionare su questi fatti, al di la degli schieramenti e delle idee politiche, qui si tratta di evitare di scivolare definitivamente tra la lista dei paesi dove la democrazia è un sogno.
Oggi queste cose possiamo ancora scriverle su internet ma sia a livello europeo che nazionale (quest’ultimo in particolare) si sta cercando di imbrigliare e soffocare le voci libere della rete.
Siamo in tanti ad avere questa coscienza delle cose, ma non riusciamo a unirci … PERCHÉ?
Adesso stanno nascendo decine di movimenti, io li invito a confluire in uno, un movimento che ha già una struttura, un programma e presto la possibilità di aderire e partecipare in prima persona alle scelte del Movimento stesso. Sto parlando del Movimento di Grillo, ogni voto conterà un voto, questa è la promessa, questo è il sogno. Per l’amor del cielo, uniamoci e restituiamo una Nazione moderna ai nostri figli!!!

Per fortuna anche menti più raffinate della mia hanno questo modo di vedere le cose, vi consiglio questo articolo di Jacopo Fo, una persona che ho conosciuto e che credo sia uno dei pochi che vuole portare a casa risultati utili a tutti con grande senso della realtà.

Dai … ce la possiamo fare, non dobbiamo arrenderci anche se spesso lo sconforto prende il sopravvento.

Saluti a tutti.

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Volantino manifestazione del 23 ottobre 2009

La scuola è veramente in sofferenza grave. I presidi non hanno soldi per comperare materiale didattico, non possono pagare supplenti e i bambini in caso di malattia delle insegnanti vengono suddivisi tra le altre classi. Le insegnanti di sostegno spesso vengono tolte anche in casi gravi.
Per i nostri figli, per il nostro futuro non ci sono soldi, però ci sono per un inutile ponte sullo Stretto di Messina, ci sono per finire una inutile TAV ma non ci sono per rendere più efficiente il sistema dei trasporti in generale. Ci sono per le centrali nucleari e per gli inceneritori che portano poco lavoro e tante spese sanitarie, ma non ci sono per le energie alternative e lo smaltimento corretto dei rifiuti che porterebbero più lavoro e meno spese sanitarie.

Io non capisco e non voglio capire le logiche che ci portano su strade opposte a quelle che stanno seguendo tutti i paesi moderni del mondo.

Microsoft Word – Volantino per il 23 ottobre 2009.doc – Powered by Google Docs

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Saluti a tutti.

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Ma che “stato” abbiamo? Sempre più soli!

L’italia, il nostro stato, non merita più alcuna maiuscola!

Da beppegrillo.it

 

I tagli della scuola colpiscono, come sempre, i più deboli. Laura non sente e, senza una insegnante di sostegno, non potrà più frequentare la scuola. Quanti sono nelle sue condizioni? Riporto un appello da un commento al blog. Chi può intervenga.
"Laura è una ragazzina di 11 anni simpatica ed intelligente ma con una particolarità: per comunicare con lei è necessario conoscere la lingua dei segni.Quest’anno Laura è rimasta senza un’assistente che la segua, e le istituzioni non hanno ancora fatto nulla per trovare una sostituzione, con la conseguenza che così Laura, se nessuno fa nulla, non potrà andare a scuola. CERCASI -PERTANTO- URGENTEMENTE UN’ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE CON ALMENO IL TERZO LIVELLO LIS, O UN’INTERPRETE SCOLASTICA DI LINGUA DEI SEGNI CHE LA SEGUA IN UNA SCUOLA A SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN). Non è uno scherzo, facciamo partire la solidarietà, facciamo vedere che dove lo stato latita può arrivare il popolo della rete… Confidandosi nel vostro buon cuore, si ringrazia anticipatamente." Girasole di Giugno, Treviso

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Lettera del Gruppo Genitori di Bardi

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Riporto una lettera che il Gruppo Genitori di Bardi ha ritenuto di dover scrivere in sostegno del lavoro svolto dal preside dellITC Val Ceno, dopo la dura lettera pubblicata dai genitori di Varano. La lettera non vuole essere polemica ma vuole invitare al dialogo e alla presa di coscienza del fatto che l’obiettivo di tutti noi è comune. Se ci sono problemi se ne deve discutere certamente, ma per trovare una soluzione comune. Perdere una persona che conosce la realtà locale ed è riuscito a sopravvivere ai tagli scolastici in maniera decorosa, può essere negativo soprattutto per i nostri figli. Speriamo che dietro a tutto questo non ci siano interessi politici come spesso accade, il bene dei nostri figli non ha colore e soprattutto non deve essere subordinato alle ambizioni di qualcuno.

Siamo rimasti veramente stupiti e ci siamo chiesti a lungo le vere ragioni che si celavano dietro gli intenti dei genitori di Varano de’ Melegari che hanno scritto il 20 luglio scorso una lettera in cui praticamente esultavano per le dimissioni del Prof. Marco Pioli, Preside dell’Istituto Comprensivo Val Ceno.
Sorpresi soprattutto per la durezza. Ma anche per la totale mancanza di riconoscenza per l’enorme lavoro svolto con dedizione, competenza e serietà in tutti questi anni.
Hanno scritto di non essere stati ascoltati nelle loro richieste di spostamento della sede principale da Bardi al loro paese per rivendicazioni di tipo numerico, dimenticando che Bardi era già sede dell’Istituto Comprensivo prima che anche loro ne entrassero a far parte. Ma dimenticando anche che Bardi è stata la sede del Biennio sperimentale “Scuola@Bardi” ed è quindi stata sede di scuola elementare, medie inferiori e quindi anche superiori.
Abbiamo sempre aderito con entusiasmo ai moltissimi progetti che il Preside Pioli ci ha proposto e ne abbiamo apprezzato le enormi doti umane, la capacità di ascolto e dialogo, la professionalità e profonda conoscenza del mondo della scuola, le sue capacità organizzative. Sappiamo anche le enormi difficoltà che ha dovuto quotidianamente affrontare per gestire “una coperta purtroppo sempre corta”, suo malgrado.
Ha sempre rispettato le regole stabilite fin dall’inizio per non far mancare nulla a tutte le sedi e lui stesso si è sempre spostato da una scuola all’altra per svolgere al meglio il lavoro con docenti e tutto il personale di tutte le scuole della vallata. Noi stessi genitori ci siamo spostati di volta in volta, come da accordi, anche a Varano per le varie riunioni collegiali.
Non capiamo davvero perché dividersi in campanilismi e rivendicazioni che ci indeboliscono come vallata, quando proprio adesso dovremmo dimostrarci uniti e compatti per affrontare i problemi grossi e seri che la Riforma Gelmini impone mettendo in discussione la sopravvivenza nostra quanto quella di Varano e ancor di più di tutti gli altri piccoli comuni come Bore, Varsi e Pellegrino. I problemi sono davvero altri. Non la lotta tra poveri che stiamo facendo per rivendicazioni di paese e capricci d’orgoglio che non ci porteranno da nessuna parte.
Nelle battaglie quotidiane che dovremo fare senza distrarci un solo giorno nelle prossime settimane, mesi, anni per mantenere con le “unghie e con i denti” un servizio fondamentale per la vita della vallata (importante non solo per le famiglie interessate direttamente ma per tutti) speriamo di avere ancora al nostro fianco persone con il valore umano e professionale del Preside Pioli. Non capita tutti i giorni di vedere persone così attaccate al proprio lavoro, al servizio dello Stato e quindi della gente.
Ha dichiarato lui stesso nell’amareggiato articolo di commiato del 14 luglio scorso “Porto via sicuramente di più di quanto ho potuto dare…”.
Vogliamo invece dirgli che fortunatamente ha fatto molto di più di quello che il suo ruolo richiede e che da parte nostra non verranno mai a mancare la stima profonda e il rispetto che gli dobbiamo. Noi e tutti i ragazzi e le ragazze che sono cresciuti e si sono formati con qualità, anche grazie al suo importantissimo contributo.
I genitori di Bardi

Saluti a tutti.

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SONO ANCORA VALIDE LE MISURE TREMONTI-GELMINI?

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Questo è importante anche per le scuole di montagna che si sono viste ridurre organici.
(Fonte, retescuole.net)

Il 25 giugno 2009 é scaduta la delega di cui all’art 64 della legge n.133/08 e da questo momento decadono tutti i provvedimenti della Gelmini non ancora regolarmente adottati.

l 25 giugno è passato un anno dalla pubblicazione del decreto 112 (poi diventato legge 133), che col suo famigerato articolo 64 ha dato il via a tutte le misure che abbiamo conosciuto e combattuto in questo anno scolastico. Un anno senza che però nulla di quanto è stato prodotto da questo governo sia stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale..
Ciò nonostante azioni concrete sono state compiute da parte del Miur sul piano della determinazione degli organici, della conseguente “riorganizzazione” del lavoro scolastico, della individuazione dei soprannumerari.
Sulla correttezza di tutto ciò la FLC Cgil ha sollevato più di qualche rilievo: non è un caso, infatti, che abbia prodotto ricorsi su circolari e ordinanze, quali quelle sulle iscrizioni
e sugli organici,
ed abbia ottenuto una qualche ragione da parte dei TAR, anche se questo non è bastato a fermare l’azione del Governo e del MIUR.
Ora che l’anno è passato, anche alla luce dei 12 mesi canonici di efficacia delle deleghe, i dubbi, i sospetti e rischi di irregolarità e di illegittimità del tutto potrebbero essere ulteriormente aumentati e nel frattempo, le scuole sono lasciate nel caos più totale.
Il 13 luglio 2009 il TAR Lazio dovrà pronunciarsi in via definitiva sui ricorsi proposti dalla FLC Cgil.
Lo stesso Parlamento non è nelle condizioni di sapere cosa stia accadendo e 20 deputati del Partito Democratico hanno inviato una interpellanza al ministro Gelmini, proprio in merito alla regolarità e alla validità del tutto.
Qualcuno che abbia un minimo di senso di responsabilità porrà fine a questa ridda di annunci scambiati per norme e di norme che non sono tali?

E’ stata anche presentata una interpellanza che è possibile leggere e monitorare su Openpolis.


Ecco come è possibile chiedere il ricalcolo degli organici di diritto

Saluti a tutti.

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Istituto Comprensivo della Val Ceno

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Durante lo spettacolo di fine anno tenutosi presso le scuole di Bardi, abbiamo appreso che il direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale ha chiesto il trasferimento del dirigente scolastico dell’IC, Marco Pioli, per “incompatibilità ambientale”. All’origine dell’incompatibilità ci sarebbero pressioni del comune di Varano de Melegari, dovute probabilmente a una diatriba sulla localizzazione della presidenza dell’Istituto, che Varano vorrebbe presso il proprio comune.
La questione a mio avviso dovrebbe essere approfondita e cercheremo di vederci più chiaro. Anche su questo mi sembra ci sia poca informazione e spero non ci siano egoismi e campanilismi inutili all’origine della vicenda. Forse sarebbe opportuna una discussione condivisa tra tutti i paesi coinvolti nell’IC.
Personalmente metto a disposizione questo spazio per raccogliere pareri e fatti. Commenti offensivi non saranno pubblicati e anche commenti contenenti fatti privi di un riscontro verificabile.

Fonti di queste informazioni:
L’Informazione di Parma, 6 giugno 2009, articolo di Roberta Maggioni
Post di Davide Galli sul forum di alicenonlosa

Saluti a tutti.

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Assemblea Scuola di Bardi

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L’assemblea informativa, indetta dal Gruppo Genitori di Bardi ha avuto un esito tutto sommato buono, anche se rimane la delusione per le risposte che non sono arrivate dalle istituzioni presenti. Ma la cosa spiacevole è che queste risposte sono mancate non per carenza di volontà da parte dell’Assessore all’Istruzione della Provincia di Parma o del Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo della Val Ceno, i quali io ringrazio per la partecipazione, ma perché sembra che nessuno le abbia.
Il futuro della scuola e anche l’applicazione della legge, in particolar modo per i comuni piccoli e isolati, lascia troppo spazio alle interpretazioni e rischia di essere penalizzante. Secondo il CNPI viene ridotta l’offerta formativa in qualità e in quantità.
Comunque, la sala piena del palazzo Maria Luigia ha rivelato che su questo tema, per fortuna, esiste grande interesse. E mi ha fatto piacere constatare che le persone hanno apprezzato il taglio pragmatico e informativo che abbiamo cercato di dare (con molte difficoltà visto la vicinanza alle elezioni). I cittadini chiedono informazione e concretezza sui problemi. Cercheremo di continuare su questa strada, seguendo l’evoluzione della situazione.
La documentazione che ho trovato e consultato per formarmi un idea viene riportata qui sotto.
La presentazione usata all’assemblea
Un documento approvato dalla Conferenza Provinciale di Coordinamento
Legge Gelmini
Regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica
Il parere contrario del Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione
Un estratto della legge da Retescuole.net
Un estratto della proposta di legge Aprea, di Retescuole.net
Una bella presentazione riassuntiva usata a Concorezzo (Monza Brianza)Una presentazione riassuntiva del ara rapporto OCSE (OECD)

Il rapporto dell’OCSE

Un saluto a tutti.

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