Quando la scuola di montagna rischia la morte.


La riforma Gelmini oltre ad aver messo in serio pericolo i servizi forniti dalle scuole anche in pianura (esistono scuole che quest’anno non potranno fornire il tempo pieno), rischia di far chiudere molte scuole di montagna.
Se in un paese come Bardi, che conta comunque più di 2500 abitanti, si arrivano ad avere tra i 60 e i 70 studenti, esistono in Italia moltissime realtà più piccole che non arriveranno ai 50. E anche a Bardi non è detto che non si arrivi tra qualche anno al di sotto di questo numero.
Anche il problema della della formazione di pluriclassi, sebbene non comporti la chiusura della scuola, in alcuni casi può comportare il rifiuto delle iscrizioni da parte della scuola.
Questa mia analisi deriva da una ricerca effettuata su internet e dalla riflessione su questi due parametri:
1) Per formare una classe sono necessari almeno 10 alunni
2) Una pluriclasse non può contenere più di 18 alunni.
Allora, se un anno abbiamo una classe di 7 persone, questa viene fusa con una classe con massimo 11 alunni. Per fare una pluriclasse con al massimo 18 alunni. Ora, se l’anno successivo arrivano 9 bambini, è necessario attivare una nuova pluriclasse. La cosa inizia a diventare complessa, può essere necessario dover creare due pluriclassi anziché una per rispettare il numero massimo di 18. Ma nel caso non si riescano a formare le pluriclassi necessarie, a meno di deroghe, alcuni alunni di prima dovrebbero essere dirottati in altre scuole.

Ora, consideriamo il caso di una famiglia costretta a portare il proprio bambino di tra i cinque e i dieci anni o undici anni, in una scuola lontana, magari anche 30, 40 o 50 Km. Se quella famiglia fosse la mia, io emigrerei e forse nemmeno in Italia, ma in un paese dove venga in qualche modo tenuto conto anche delle esigenze di una famiglia e dei suoi figli.
Spopolare la montagna ha conseguenze gravi sui paesi di montagna e sul controllo e la cura del territorio. Paesi che si trovano ancora più invecchiati, spese di assistenza in aumento, chiusura di attività commerciali, spostamento di attività industriali, minor controllo sul territorio e minor cura del territorio. Ovvero, la morte di un paese o di una valle.

Qui riporto il video del piccolo gruppo di genitori che si è formato a Bardi, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo problema. A parte la deroga di quest’anno la legge resta e il problema si riproporrà l’anno prossimo. Tutti voi sapete bene che se non ci si fa sentire, si viene dimenticati e nessuno mai si occuperà del nostro problema. Invece, essere presenti, fare e tenere viva la memoria delle persone serve a fare pressione su chi dovrebbe modificare la legge inserendo numeri e parametri maggiormente favorevoli a chi abita le montagne. I numeri della legge non corrispondono alle reali esigenze del territorio italiano ma solo a quelle di bilancio.

Saluti a tutti.

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2 commenti

  1. enrico moruzzi · · Rispondi

    ieri sera sono stato a questa assemblea…..complimenti a voi che l’avete organizzata…..io sono di bore e il problema lo sento ancora di più…..sono scappato prima della fine perchè ero veramente sdegnato dalla strumentalizzazione che i futuri (presunti) sindaci ne hanno fatto!!!!nel caso in cui, come detto dall’assessore provinciale serva la firma per la richiesta di quel “miracoloso” emendamento vi prego di contattarmi a questo indirizzo….anche se aveste bisogno di comunicare con i genitori di bore.
    saluti
    moruzzi enrico

    1. Grazie, si, in effetti stava prendendo una piega che nn ci piaceva.
      Ognuno ha le proprie idee politiche, ma un conto è fare informazione per tutti, cercando di capire una situazione e un conto è dire la propria.
      Quando avremo notizie le faremo sapere.
      Cordiali Saluti

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